Oggi è bene capire perché l’AI ami così tanto inserirli, perché un testo scritto con l’intelligenza artificiale è decisamente sgamabile quando ce ne sono in abbondanza, e anche perché, come esseri umani, abbiamo il diritto di rivendicare l’uso di questo tipo di punteggiatura senza per forza passare per robot.
Allora iniziamo dalle basi e scomodiamo la Treccani.
La Treccani dice che i due punti introducono una pausa intermedia tra il punto e la virgola e vengono usati per diverse funzioni sintattiche, come quella dichiarativa, ovvero quando si fa una dichiarazione, quella presentativa, quando si presenta qualcosa, e quella argomentativa, quando si argomenta ciò che si racconta.
Tre esempini:
Io oggi lo dichiaro al mondo: “L’AI è ingorda di due punti!” ➡️ Dichiarazione
Vi presento il team di lavoro, è composto da: AI, Intelligenza Artificiale e Artificiale Intelligenza. ➡️ Presentazione
Oggi ho capito una cosa importante: l’AI non sbaglia mai a mettere i due punti in una frase ➡️ Argomentazione
Va detto che i due punti vengono usati anche per introdurre il discorso diretto, quello che viene pronunciato dalle persone, si spera in carne e ossa. Di solito, seguono le virgolette e il punto.
Mario quel giorno era davvero fuori di sé e, verso le cinque di pomeriggio sbottò: ” Ma l’AI si rende conto che non serve mettere i due punti in ogni frase?”.
Eppure il segno dei due punti è prezioso, lavora sia sul piano sintattico sia su quello testuale.
Come si diceva prima, i due punti servono a presentare e a introdurre, che si tratti di una persona o di un oggetto. Hanno una funzione segmentatrice, come nel caso del discorso diretto, e una funzione enumerativa, quando introducono dettagli ed elementi di un elenco.
Tutto bello, tutto giusto, se non che l’intelligenza artificiale è ingorda di due punti e li sputa un po’ ovunque per una ragione piuttosto pratica.
Le piacciono perché strutturano le informazioni in modo rapido e logico e creano elenchi.
Nella lettura in rete, dove tutto deve essere veloce e immediato, gli elenchi sono comodi, spicci, facili da leggere.
Dire “Il bello è: comodità, velocità, rapidità di lettura” è molto più sbrigativo che costruire una frase più articolata come “Il bello di questo testo è che è rapido, veloce e comprensibile a una prima occhiata”.
Spesso la scrittura artificiale abusa dei due punti e anche dei trattini per creare un ritmo che segmenta le frasi e le rende simili a un elenco puntato, anche quando non è necessario.
In questo modo simula i ritmi, simula le pause ed enfatizza i concetti senza grande complessità sintattica.
Qual è il risultato? Sicuramente una semplicità di lettura, ma anche una povertà di testo che, mai come in questo caso, fa capire quanto si sia diventando dipendenti dalla macchina.
Il piacere di una lettura fluida e unitaria langue.
Il problema è che oggi una persona scrive un testo e quasi teme di inserire i due punti, perché si può creare una situazione in cui si viene scambiati per macchine anche quando il testo è stato scritto con il cervello umano.
Per questo bisogna rivendicare il diritto di poter usare i due punti, perché servono e sono utili.
Non se ne doveva abusare prima e non si deve abusarne adesso, ma prima non si poneva neanche il problema. Oggi invece il “dopo” fa rima con IA.
Che si tratti di pagine di siti web, di articoli, di newsletter o di post social, quelli generati dall’IA stanno prosperando e il numero probabilmente aumenterà in modo vertiginoso.
La narrativa letteraria forse non è lontana da questo scenario ed è inevitabile.
Però chi scrive per professione, e anche chi non lo fa ma desidera un testo ben fatto e umano, deve avere il diritto di poter usare i due punti in modo coerente e il più possibile giusto, senza essere scambiato per l’intelligenza artificiale, ma anche rivendicandone l’uso consapevole.
È uno scontro che sembra perdente in partenza, probabilmente sì.
Però evviva le frasi coese, evviva la capacità di usare i due punti con la testa e non solo quando lo suggeriscono le macchine.
Viva la salvaguardia della sintassi e della grammatica italiana, ma anche delle altre lingue, che non possono diventare aride e meccaniche.
E viva anche la possibilità di scegliere, ogni tanto, una frase più lunga e più umana, al posto di un altro doppio punto.
Foto di Connor Pope su Unsplash
Canzone consigliata Between Two Points, The Montgolfier Brothers

