uccellino con becco aperto a simbolo di come trovare il proprio tono di voce

Come trovare il proprio tono di voce senza impazzire

Come trovare il proprio tono di voce senza impazzire è una domanda che interessa alle aziende, ai professionisti e anche chi scrive per il puro piacere di farlo.

Perché, spesso, succede che si finisca per costruire una voce che non ci appartiene davvero, quasi come se indossassimo un abito elegante ma scomodo, scelto più per sembrare credibili che per essere riconoscibili.

Questa dinamica non riguarda solo le persone, ma anche le realtà aziendali che, nel tentativo di apparire autorevoli, rischiano di allontanarsi da ciò che sono realmente.

Eppure ogni azienda che riesce a trovare il proprio tono di voce diventa immediatamente riconoscibile, si distingue (abbastanza) senza sforzo e viene scelta proprio da chi si sente in sintonia con quel modo di comunicare, perché è naturale avvicinarsi a ciò che risuona con noi.

Quando però ci sentiamo allineati con una voce, con un modo di raccontare, siamo molto più propensi a fermarci, leggere e restare.

Trascurare questa ricerca è un errore, e qui uso questa parola con cautela perché non amo abusarne, ma in questo caso è necessaria, perché il rischio è quello di scivolare in un appiattimento totale, diventando indistinguibili all’interno di un coro che ripete sempre le stesse frasi, quelle che iniziano con “siamo esperti del settore” o “la nostra esperienza pluriennale ci porta a”, formule corrette ma vuote, che scorrono davanti agli occhi senza lasciare traccia e spesso provocano solo uno scroll veloce e distratto.

Trovare il proprio di voce, dal cuore alla tastiera

Trovare il proprio tono di voce non significa per forza intraprendere subito percorsi complessi e strutturati, che pure esistono e sono estremamente utili, ma si può iniziare anche da un lavoro più intimo, che parte dal cuore, attraversa la pancia e arriva fino alla tastiera, trasformando ciò che siamo in parole scritte.

Il primo passo è ascoltarsi davvero, senza filtri e senza cercare di piacere a tutti, provando a comprendere qual è la propria personalità o quella dell’azienda, che spesso coincide con quella di chi l’ha fondata, e accettando che non esiste un solo modo giusto di essere.

Si può essere seri ma taglienti, ironici senza essere superficiali, rigorosi ma accoglienti, e ogni sfumatura diventa una risorsa se è autentica. Le caratteristiche che ci distinguono vanno riconosciute e messe nero su bianco, perché è da lì che nasce tutto il resto.

La metafora per impostare un primo tono di voce

Un passaggio potente è quello della metafora, uno strumento che riesce a raccontare molto più di una lista di aggettivi, perché lavora su un piano emotivo e immediato.

Chiedersi chi sono io e rispondere non con definizioni rigide ma con immagini, come una persona che illumina una stanza, un girasole che segue la luce o una coperta calda nelle notti fredde, permette di individuare un registro, una temperatura, un ritmo.

Questa immagine diventa una bussola concreta che guida ogni contenuto, rendendolo coerente, che è già mezzo lavoro fatto.

Ma come parliamo?

Un altro passaggio importante è osservare come parliamo davvero, registrando anche solo una nota vocale in cui raccontiamo una giornata qualsiasi, per poi riascoltarla con attenzione e scoprire quali parole usiamo più spesso, se siamo diretti o riflessivi, se tendiamo all’ironia o alla precisione, se restiamo concreti o ci spingiamo verso l’astratto.

Il tono di voce scritto non deve essere una copia perfetta di quello parlato, ma può mantenere una coerenza di fondo, un’armonia che si percepisce anche senza accorgersene e che diventa ancora più preziosa quando si riflette in ogni punto di contatto, dalle mail all’assistenza clienti.

C’è poi un esercizio tanto semplice quanto rivelatore, leggere ad alta voce ciò che abbiamo scritto, perché è in quel momento che emergono le stonature, le rigidità, le frasi troppo accademiche o al contrario eccessivamente leggere, e si capisce se quel testo potrebbe davvero essere detto da noi oppure no.

Scrivere bene significa anche parlare bene sulla pagina, trovare un ritmo che non suoni costruito ma naturale.

Scriviamo per una persona alla volta

Un altro modo per affinare il proprio tono è immaginare di scrivere a una sola persona, non a un pubblico indistinto ma a qualcuno di reale, con un volto, un carattere, un modo di essere, che può essere un cliente ideale, un collega o un amico.

Quando il messaggio ha un destinatario preciso, diventa automaticamente più chiaro, più empatico, più misurato, e la comunicazione ne guadagna in profondità e autenticità.

Trovare il proprio tono di voce è un lavoro importante, che merita tempo e attenzione, e che nelle realtà più strutturate viene sviluppato attraverso strategie articolate, affiancate anche da elementi visivi e identitari.

Tuttavia si può iniziare anche da soli, partendo dalle emozioni, dai valori, dalle parole che scegliamo e da quelle che evitiamo, costruendo poco alla volta un documento che diventa una guida, una bussola che orienta ogni contenuto.

Alla fine, trovare il proprio tono di voce è come sentirsi a casa nelle parole, riconoscere un luogo in cui tornare senza dover inventare ogni volta chi siamo, perché quando questo accade tutto diventa più semplice, più fluido, più vero.

E mentre lasci sedimentare tutto questo, la canzone giusta da mettere in sottofondo è This Must Be the Place dei Talking Heads, perché in fondo è proprio questo che stiamo cercando quando scriviamo
un posto che suoni esattamente come noi.

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